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Come rimorchiare una ragazza in strada.

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Francesco ci racconta come rimorchiare una ragazza in strada in maniera semplice,  leggera e senza complicazioni o paranoie. Buona lettura.

 

 

E’ mattino e stranamente sono già in piedi pur essendo solo le 10:00 (chi mi conosce, sa perfettamente che il mio cervello prima di mezzogiorno non rende, non è acceso). Mi sto dirigendo in farmacia, decido di fermarmi nel solito bar a fare colazione.

 

Due chiacchere con la barista (è da quasi un mese che mi tiene da parte la mia solita brioche al cioccolato, ma non avrà mai il mio numero 🙂 ).

Questo è un concetto importante. Ci sono ragazzi che escono o aspettano la sera per rimorchiare. Nulla di più sbagliato. La seduzione deve diventare un vostro stile di vita, e non un interruttore che accendete o spegnete a vostro piacimento.

Uscendo mi ritrovo sul marciapiede della via, mi accedo la mia Marlboro (mi rendo sempre più conto di quanto possa far male fumare ma, accidenti, dopo colazione è come un’amica che ti da il buongiorno, sappiamo che non ci abbandonerà mai, a costo di farci morire, ehehe…).
Torniamo a noi, a circa settanta metri di distanza vedo una ragazza, mora, vestito sulla tinta rosa e con le cuffie per la musica.. (della serie, non mi approcciate)

 

Tanti fanno lo sbaglio di uscire dal primo angolo nascosto, di soppiatto. Posso dirvi che, a mio avviso, è sbagliato. La ragazza deve VEDERCI, ed è vostro DOVERE fargli capire che sta accadendo qualcosa.

Io spesso lo faccio con un sorriso da furbetto, ma genuino. Insomma, gli faccio capire velatamente che apprezzo una bella ragazza.

Chiamasi, anzi noi di Italian Pua Project siamo soliti a chiamarla, “intelligenza sociale”.

Analizziamo un pò la situazione:

E’ mattino, ha le cuffie e potrebbe ascoltare Tiziano Ferro, quindi dobbiamo stare attenti : )

 

 

Vado verso di lei, le faccio il segno di togliersi le cuffie (siamo a circa un metro). Si ferma, le toglie.

 

Tenete conto che state chiedendo un “qualcosa” ad una sconosciuta. In questo caso il linguaggio paraverbale, e quindi la camminata verso di lei, deve essere naturale.

Immaginate la stessa scena con un vostro amico, immaginate la scioltezza che avreste. Ecco, USATELA!

 

 

Io: Ciao! (sono defilato alla sua destra, non le sto piazzato “davanti”. Non lo dico nei termini di “giusto” o “sbagliato”. Dico solo che a me non piace questo linguaggio paraverbale all’inizio dell’approccio, perché esso denoterebbe un investimento già consistente da parte mia.)

 

Lei: (abbastanza  imbarazzata) Ciao…

 

Io: Non potevo non fermarti!

 

Lei: Scherzi? Perché scusa? (un pò stranita).

 

Io: Altrimenti come facevo a sapere il tuo nome? Forse ti è più comoda la carta di identità? (ridendo).

 

Lei: (ride) Come ti chiami?

 

Io: Francesco.

 

Lei: Piacere, Paola.

 

(classica presentazione, non c’è bisogno di fare delle piroette, fidatevi, si è fermata e questo è stato sufficiente).

 

Lei: Fai spesso queste cose?

 

Io: Fermare le persone per strada?

 

Lei: Sì…

 

Io: Di solito non sono solito farlo (sorrisone 🙂 ), ma mio nonno da piccolo mi diceva sempre di non farci scappare ciò che può interessarci, perché sarebbe come un’occasione persa. Vogliamo dargli torto?

 

Lei: Hehe, no no…

 

Io: Vieni anche tu in farmacia?

 

Lei: No no, sto per andare in centro.

 

Io: Appena conosciuti, e già le nostre strade si dividono? (ridendo)

 

Lei: Ride.

 

Io: Ahhh che sbadato, scambiamoci il numero. Sai, con la sanità di oggi non si può mai sapere cosa può succedere in una farmacia, con quello che si sente… (ridendo)

 

Lei: ride di gusto e ci scambiamo il numero.

 

Altre due chiacchere e ci salutiamo. Mi piace avere un contatto quando saluto; potrei usare la stretta di mano, ma in questa situazione sarebbe troppo formale. Vado con due baci sulla guancia e contatto fisico sul fianco (mi piace parecchio farlo).

 

(il tutto è durato meno di 15 minuti.)

 

Qualche minuto dopo le mando un sms:

 

 

Io: “…ma i negozi… non aprono alle 10.30 in centro?”

 

E dopo cinque minuti:

 

Lei : “ehhh si! infatti sto girando come una…. e poi è tutto strano..”

 

Dopo due minuti:

 

Io: “una?!? ahhh meglio non saperlo. Strano? tu? Accidenti non mi sembravi strana.”

 

Dopo circa un minuto:

 

lei: “Ma no!!! non io, tutta la situazione.. Sopravissuto alla farmacia? O forse è il tuo spirito che scrive eheh?”

 

Non ho più risposto, non penso di farlo.
L’ho fatto per divertimento, l’ho fatto perché mi piaceva scambiarci due chiacchere, dare un pò di colore alla mattinata. Il numero è stata una conseguenza, potevo anche non chiederlo. Ma visto che ero lì, perché non chiederlo? Pura galanteria.

 

Genuino, semplice, senza nessun motivo apparente.

 

 

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