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Il Burattino, ovvero come non essere trattato da zerbino.

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Erano un po’ di settimane che cercavo spunti adeguati per buttar giù qualche riga su un argomento interessante.

Riflettevo su parecchi temi da sviluppare, come gli stimoli indiretti sessuali, gli approcci migliori in determinate situazioni, o il fatto di quanto un bel taglio di capelli influisca sul primo impatto. Ma niente, tutti ritornelli così generici. Pochi giorni fa, invece, sono venuta a conoscenza di alcuni fatti a me raccontati che hanno colpito la mia attuale visione ovvia delle relazioni di coppia.

Capita spesso che, in una relazione, quasi soprattutto nelle coppie relativamente giovani, uno dei due componenti sia meno “forte” rispetto all’altro e che si trasformi nel classico “burattino sottone”. E venga, inevitabilmente, trattato da zerbino. Nelle mie conoscenze, o nei racconti di esperienze, il “concorrente” maschile cade più frequentemente in questo circolo vizioso di inferiorità rispetto alla donna.

Sia la mancanza di fiducia in se stesso, o addirittura nella partner, lo portava a “servire la propria compagna“, pur di rimanere in qualche modo legati a essa. Per questo ho deciso di dare al lettore un punto di vista femminile, e di dare alcuni consigli su come non essere trattato da zerbino.

Il dubbio che mi sorge ora è: quanto si è disposti ad annientare se stessi, e la propria personalità, per tenere vicino una persona?

 

Soprattutto quando questa persona, scaltra e abile, riesce a manipolarvi e giostrarvi a suo piacimento, facendo leva sul dono del suo amore?

 

La parità nella coppia è una cosa importantissima, quasi come il rapporto sessuale.

 

Sicuramente, all’interno di essa, uno dei due è più carismatico e più propositivo. Ma dall’essere autoritario, e rendere un burattino il compagno, ne passa parecchio.

 

Di chi è la colpa? Di chi approfitta della situazione per girare a proprio favore le circostanze, o di chi rinuncia a proporre il proprio punto di vista, per paura di perdere la persona amata?

 

Poi, “amata”? Possiamo davvero usare questa parola? “Amata”?

Piuttosto: adorata, venerata, divinizzata, celebrata!!

Allora, come non essere trattato da zerbino? Come comportarsi per far sì che lei ci tratti con rispetto, e avere una stupenda relazione?  Qual è il giusto stato mentale che bisogna avere ?

Porre su un piatto d’argento una donna è una cosa alquanto sconveniente per chi lo fa. Perdere fiducia in se stessi, annientarsi davanti ad essa, annuire davanti ai suoi rimproveri e chiedere scusa per non farla arrabbiare è un atteggiamento da zerbini, non da uomini virili.

 

L’amore è l’incontro tra due individui che hanno già imparato a mettersi in salvo da soli, e smesso di cercare il principe e la principessa che li salverà dai loro tormenti.

 

Le donne non vogliono uomini così poco maschi, a meno che non sia per una breve occasione (a tutte piace essere messe al centro del mondo e essere servite e riverite).

 

Ma io parlo delle relazioni a lunga durata, quelle che ti crescono e ti danno l’orgoglio di maturare e costruire qualcosa insieme, accanto a qualcuno che ti accetti anche se hai pareri contrastanti. Probabilmente non sono la persona più adatta per parlare di relazioni, perché anche io ho passato una situazione simile anni fa, in cui pensavo di valere veramente poco rispetto a chi avevo di fianco.
Sicuramente per problemi di autostima, o per colpa di un mio carattere troppo indulgente. Ma quando spezzai questa catena malsana, rinacqui completamente.

 

Acquisii sicurezza e il mondo girava come dicevo io.
In un attimo si modifica anche la percezione che si ha di se stessi, della sicurezza che puoi trasmettere agli altri e automaticamente si diventa più ATTRAENTI.

Per non cadere in questo circolo vizioso, privo di una vera parità fra due persone, nella coppia bisognerebbe essere seducenti ogni giorno agli occhi del partner. Mantenere la propria autonomia e i propri spazi. Conservare la propria identità, evitando il rischio di trasformarla in una prigione, in cui si pretende che uno dei due soggetti rinunci al proprio Essere.

 

“Sono le persone autonome quelle pronte a vivere un amore sano, poiché sono cresciute e non considerano se stessi come bambini smarriti in attesa di essere salvati, che non hanno bisogno del permesso di nessuno per essere quello che sono e il loro ego non è continuamente in gioco”.

N. Branden

 

Arianna C.

 

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