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Perché l’Uomo è così attratto dal seno di una Donna?

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Leggendo l’articolo di Ermes sulle dimensioni dell’organo maschile, ho pensato di scriverne uno su uno dei punti di forza femminili: il seno.

 

Un bel décolleté è in grado di far girare la testa agli uomini più di qualsiasi altra cosa. Lo sguardo accidentalmente continua a cadere lì, lì sulla scollatura, lì su quelle sporgenze morbide, lì su quell’insenatura che si crea tra le due montagnole. É più forte del buon senso, l’occhio cade, non riesce a rimanere alto mentre lei ti sta parlando.

 

Lei sicuramente se ne sarà già accorta, e se non l’hai anche già messa in imbarazzo, cerca di salvarti dalla reputazione di “bavoso”.

 

 

Il giornale tedesco Bild ha pubblicato i risultati di una recente ricerca americana che ha tentato di spiegare i motivi dell’ossessione maschile per il seno delle donne. Lo studio dell’università del Texas, condotto da Larry Young, ha analizzato una serie di test da cui è risultato che l’82% delle donne provano piacere nel momento in cui il partner le accarezza il seno. Tale piacere è una peculiarità solo degli esseri umani, dato che non è rintracciabile in altre specie animali. Sembra dunque che gli uomini abbiano una particolare propensione verso questa parte del corpo femminile, proprio perché sanno di poter provocare piacere tramite la stimolazione.

 

 

In realtà questa ricerca, estremamente banale e incompleta, è stata smentita e contrastata con altre teorie ben più fondate e veritiere, teorie alla base della psicologia e dei comportamenti umani.

 

 

L’ossessione del maschio per il seno femminile deriva dal fatto che il seno, insieme ad altre caratteristiche quali pelle, fianchi ecc., è una delle caratteristiche femminili che denotano buoni “geni”, e quindi a livello istintivo una donna con queste caratteristiche tenderà a procreare dei figli “geneticamente migliori”. Questo è stato divulgato per la prima volta da Darwin, parlando di “Selezione Fashion Fad” ovvero:

 

Il fenomeno del “Fashion Fad” si verifica nei casi in cui opera la selezione intersessuale. A seguito della variabilità all’interno di ogni specie, in un individuo può comparire una caratteristica allettante per il sesso opposto. Tale caratteristica porta ad una direzione arbitraria, in quanto i portatori di tale variante si riprodurranno maggiormente, tramandando tale nuova caratteristica ai loro discendenti, ed in tempi relativamente rapidi tutti gli individui della popolazione risulteranno portatori di tale carattere”.

 

 

Un’altra teoria psicologica afferma che il bambino trova il seno materno come qualcosa di vitale, perché lo nutre, e allo stesso tempo si sente protetto. In quest’ottica, Freud sostiene che quello che succede una volta adulti, non sia nient’altro che l’eccitazione dovuta al ricordo del seno materno e del piacere che forniva.

 

 

In questo senso, durante l’allattamento, i capezzoli delle mamme, stimolati a produrre latte, fanno attivare a livello cerebrale “l’ossitocina”. Essa è un ormone, detto anche “farmaco dell’amore”, che aiuta la madre a focalizzare la sua attenzione sul bambino, instaurando con quest’ultimo un legame “eterno”.

 

Allo stesso tempo, all’interno di una coppia e durante un rapporto sessuale, la stimolazione dei capezzoli aumenta l’eccitazione sessuale nella maggioranza delle donne, attivando le stesse aree di quella vaginale e clitoridea.

Mai, e dico mai, dimenticare di passare anche da lì… la stimolazione del seno per una donna è come una carezza di anticipazione sul vostro glande… rinuncereste mai a questo preliminare?!

Impariamo a riscaldare il corpo di una donna, come voi insegnate a noi ad aspettare ad accendere una macchina a diesel, finché il quadro non è spento!

 

 

In quanto seno, anche la sua grandezza e la sua forma giocano un ruolo importante agli occhi del maschio.

Anche la donna stessa sa che il seno è un forte richiamo sessuale, basti pensare a quante di loro ricorrono ad interventi di chirurgia estetica per migliorare o aumentare il suo volume. In genere, a meno che non si parli di modelle, avere un seno molto piccolo è percepito come un problema e ci si sente poco attraenti.

 

Come l’uomo si crea paranoie sulle dimensioni del pene, anche la donna spesso soffre di questo complesso, con l’unica differenza che la donna può utilizzare degli escamotage per gonfiare e valorizzare il proprio seno (push-up, reggiseni imbottiti, calzini dentro le coppe…), finché al primo rapporto sessuale la verità non viene a galla.

Io sono dell’idea che, se esistono degli aiuti per la bellezza femminile, è intelligente usarli.

 

Se poi il ragazzo con cui ti ritrovi a letto nota la tua diversità una volta nuda, e per questo non ti chiama più… DONNE! Ringraziamo solo il cielo, perché il problema non è il nostro seno piccolo, ma ci siamo invece evitate il problema di un ragazzo dal cervello piccolo.

Poi, ovviamente, credo sia sempre una questione di proporzioni: su una ragazza bassa, una 5^ di seno può essere eccessiva (oltre che, a lungo andare, un serio problema per la schiena). Allo stesso modo,  una ragazza molto alta che porta una 1^ sembrerebbe quasi sbilanciata.

 

I gusti sono gusti, per esempio c’è chi preferisce dare più attenzione a un bel sedere tonico e sporgente, oppure a fianchi larghi e morbidi. La percezione della sessualità che vi arriva attraverso il corpo femminile è estremamente soggettiva, e questo ne determina infatti la ricerca inconscia del proprio genere di donna.

 

 

 

Ora vi posto una classifica maschile (e maschilista), non esaustiva, sul seno femminile in ordine di grandezza, trovata sul web.

 

 

 

Tette in braille. Rilevabili come due puntini messi lì come per dire “se ci fossero, sarebbero qui”. Tipo segni sul muro, a indicare la posizione dei tasselli per una mensola che non è mai stata montata. Lasciano nell’avventore un senso di disorientamento… un po’ tipo koala a cui hanno abbattuto l’eucalipto: “E adesso?”

 

 

Tette timide. Oggettivamente ci sono. Poco, ma ci sono. Messa una mano in posizione “a coppetta” la riempiono completamente. Danno soddisfazione all’avventore, purché sia dotato di un po’ di fantasia. Hanno la stessa forma sia nella posizione eretta, che in quella sdraiata.

 

 

Le tette tette. Quelle che ti hanno accompagnato nell’immaginario dell’adolescenza. Ci sei cresciuto insieme, te le immaginavi proprio così. Oneste, precise e perfette nell’aspetto, rappresentano un giusto compromesso tra una presenza marmorea e un atteggiamento dondoloso. Per l’avventore costituiscono sicuramente un piacevole incontro, ma talvolta anche un momento di svolta del tipo “Belle veramente, ma forse voglio di più”. Come quando compri un televisore e appena lo piazzi in casa pensi “se l’avessi preso più grande, sarebbe andato bene comunque”.

 

 

Le tette GT (Gran Turismo). Amore a prima vista. Soddisfazione massima per l’avventore che può farne uso a piene mani. Rappresentano un ottimo punto di arrivo, anche se non assoluto. Come essere un alpinista europeo: sa che l’Everest esiste, ma è in un altro continente. Per lui il massimo è il Monte Bianco e se lo fa bastare. La perdita della presenza marmorea, fenomeno di cui spesso soffrono le tette GT, è ampiamente compensato dall’aumento della loro natura dondolosa e soprattutto cuscinosa. Sono un evergreen che non stanca mai.

 

 

Le tette Everest. Non sono a portata di mano, in nessun senso. Sono in tutto e per tutto come l’Everest: la maggior parte degli uomini ne ha sentito parlare ma non le ha mai viste (e mai le vedrà). Per viverle appieno servirebbe una maschera a ossigeno, non sono roba da tutti i giorni e ti fanno pensare che non ne uscirai vivo. Seppur rare nella realtà quotidiana, sono state ampiamente documentate in una moltitudine di “documentari” su videocassette, che erano di difficile reperibilità ma che ora si trovano tranquillamente online. Lasciano l’avventore inebetito, incredulo e infine soddisfatto. La soddisfazione percepita è quella di colui che, almeno una volta nella vita, è stato sulla tetta del mondo.

 

 

Discorso a parte va fatto per le tette di Pasqua. Ricavabili da altre tette, con l’utilizzo di un push-up, sono ingannevoli e come i falsi amici spariscono nel momento del bisogno. La nomencaltura deriva dall’uovo di Pasqua: per quanto sia grosso, la sorpresa all’interno è sempre piccola e deludente. Lasciano l’avventore con un profondo senso di insoddisfazione. Come quando da piccolo hai in mano un enorme batuffolo di zucchero filato, ma se provi ad addentarlo ti si scioglie in bocca prima che tu riesca a morderlo.

 

 

“Ho avuto altre storie, ma erano 4^ coppa C, 5^ coppa B e anche una 6^! Questa ragazza è una seconda coppa B… e se ti piace una seconda coppa B è AMORE!!!”

 

Checco Zalone da “Che bella giornata”.

 

Arianna C.

 

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