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Come gestire il tuo dolore

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Sono le 19:15, sto ascoltando buona musica per rilassarmi, ho gli occhi stanchi, oggi avrei dovuto studiare di più per quell’esame che avrò fra due giorni. Ma è successa una cosa che mi ha destabilizzato parecchio. Così mi sono messo a pensare al dolore. Al senso che ha, il dolore.

 

Ti è mai capitato di svegliarti una mattina, quando fuori il cielo è grigio, e tu ti senti stanco che non hai voglia di uscire dalle coperte?
Però la vita è lì che ti aspetta. Inesorabilmente.
Un passo dopo l’altro ti alzi, non trovi un senso, e attendi che qualcosa accada.
Sì sì, lo sappiamo, questo è il modo sbagliato di vivere. Lo sappiamo alla grande, ce lo ripetono tutti: amici, famigliari, coach e guru di chissà quale arte.
Hanno torto?
No che non hanno torto!
Hanno stramaledettamente ragione!
Tuttavia è giusto prendersi il tempo per il nostro dolore, per capirlo, accettarlo, conoscerlo, e amarlo.

 

La vita è la somma delle nostre esperienze. E il dolore è la nostra esperienza più grande. E solo vivendolo appieno potremo capire di più chi ci sta di fronte. Quando andiamo a conoscere una ragazza, quando sarà il momento di baciarla, quando le sfileremo le mutandine e la faremo godere come nessun altro ha fatto mai.

 

Perché?
Perché siamo seduttori, e un seduttore è innanzitutto un artista, e l’artista è quella persona che prende tutto il suo dolore e ne fa qualcosa di buono.
E cosa c’è di meglio che rendere la vita di una donna unica e irripetibile?
No, neppure i tornei alla play sono meglio, fidatevi

 

Ma come si gestisce il proprio dolore?
Chiariamo un paio di punti:

 

1) Siamo esseri umani, fatti di carne, ossa e sentimenti, per cui è NORMALE provare dolore;
2) Il dolore, più di molte altre cose, ci aiuta a CRESCERE, e crescere significa avere consapevolezza di ciò che si è.

 

La tua ragazza ti ha lasciato. Fa male, fa male da fare schifo. Ti senti a pezzi, ascolti canzoni tristi e non te ne capaciti. Rinneghi la cosa dal profondo, non la accetti. Ma questo non farà altro che alimentare lo stato negativo in cui ti ritrovi. Forse hai ragione, forse tutta quella rabbia che hai addosso ti farà sentire meno male, forse ripeterti nella testa che quella ad averci perso è lei e non tu ti convince che alla fine stai bene.
Sono sicuro che vincerai, un giorno. Vincerai questa guerra contro te stesso.
Tuttavia continuare a nascondere ciò che di buono c’è stato fra di voi non ti servirà, non ti farà crescere. Sommergiti in questo stato di dolore, abbandonati ad esso.

 

ATTENZIONE ATTENZIONE ATTENZIONE!

 

Non sto dicendo che dovrai passare TUTTA la vita a piagnucolare come una femminuccia, assolutamente no!
Ti sto solo consigliando di viverti appieno questi momenti di dolore, per poterti permettere di essere più consapevole di te stesso e di ciò che ti circonda.

 

Prova ad immaginarti la scena:

 

Sei in un American Bar per un aperitivo, tutti indaffarati a parlare fra di loro o ad osservare le gambe di quella vicino, ma tutti senza le palle di dire neppure un ciao, dall’altra parte della sala vedi una ragazza, tutta sola, sta bevendo un calice di vino, ha un vestito sgargiante e al contempo elegante, noti che sorseggia con lentezza e si guarda attorno sbirciando qua e là.
Hai deciso che per almeno questa sera lei sarà la tua donna.
Ti chiedi cosa potresti dirle.
Ricorda che sei un seduttore, ricorda che hai vissuto il tuo dolore, ricorda che sei cresciuto grazie ad esso. Ricordalo sempre.
Un respiro profondo e vai.
Appoggi il tuo cocktail al suo tavolino, si gira verso di te, sorridi e vai: «Avevo un paio di cose da dirti: uno, non mi capacito del perché la gente ha così paura di conoscersi; due, sono qua per conoscerti; tre, non ho ancora capito se mi affascina di più la storia che hai scritto dentro gli occhi o il modo in cui sei così femminile.» sorridi di nuovo, e il resto lo farà lei.

 

Qual è il tuo segreto?
Sei un uomo, e hai deciso di viverti appieno. In ogni tuo angolo, in ogni tua sfaccettatura, in tutti i tuoi sbagli, ed è per questo che sei diverso dagli altri.
È per questo.

 

Gabriele Agostinelli
Sarge on
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