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La sindrome di Gatsby

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Mi ritrovo in autobus dopo un esame di Psicologia della Comunicazione. Sono convinto di aver fatto un buon lavoro e mi godo il viaggio, è proprio per questo che non ho preso la macchina, per poter vivermi un po’ questo senso di pace che mi prende dopo aver fatto una cosa buona.

 

Così osservo dal finestrino la città in mezzo al traffico. E non so come ma mi viene in mente una cosa, una storia, che ha a che fare con noi più di quanto pensavo.

Quando avevo 15/16 anni sono successe un mucchio di cose, nella mia vita, e fra le mille cose, una persona, una volta, mi regalò un libro di Francis Scott Fitzgerald, Il Grande Gatsby.

È la storia di questo uomo, Jay Gatsby, che si innamora di Daisy e che poi deve abbandonare a causa della guerra, ma non riesce a scordarsi di lei, e quando torna fa di tutto per meritarsela: compra una villa immensa dall’altra parte della costa di fronte a casa di Daisy, organizza feste ogni sera a cui partecipa tutta la gente benestante di Long Island, ha una macchina di lusso (la storia è ambientata nel 1925) e una moltitudine di contatti con grandi imprenditori e politici. Ovviamente, per raggiungere tutto ciò si è dovuto muovere in campi che hanno poco a che fare con la legalità. Ma c’è una semplice ragione per tutto ciò: riconquistare Daisy, nonostante, nel frattempo, si sia già sposata con un uomo di successo.

Ora, non vi dirò se riesce o meno nel suo intento. Tuttavia c’è proprio un motivo se mi è venuta in mente questa storia, e il motivo è questo:

Molto spesso, quando ci innamoriamo (o infatuiamo) di una donna, succedono un paio di cose:

 

  1. Perdiamo di vista la cosa più importante per noi, ovvero NOI STESSI;
  2. Crediamo che lei valga tutte le nostre fatiche, e crediamo che per averla, per conquistarla, dobbiamo investire tutte le nostre energie in qualcosa che possa compiacerla e stupirla.

 

Ma il problema di fondo è: se perdiamo di vista noi stessi finisce che rimaniamo accecati dalla nostra voglia di averla, di possederla, così trascuriamo ciò che sta dentro di noi e il mondo fuori, soprattutto. Smettiamo di osservare la bellezza di tutto quello che ci circonda focalizzandoci esclusivamente su fattori esterni che ci illudiamo possano esserci utili per conquistare la donna dei nostri sogni. Ma diciamoci la verità: qualsiasi cosa, se viene da un posto lontano da noi, dal nostro modo di essere, se è soltanto apparenza, si sgretola in fretta.
E sono davvero convinto che stare in una coppia significhi condividere gioie ed emozioni, investendo appunto il meglio di noi stessi. Tuttavia lasciatevelo dire:

 

NON FUNZIONA MAI CON UNA DONNA CHE NON FA Già PARTE DELLA VOSTRA VITA!

Non funziona mai con una donna che conoscete da una settimana, un mese, o poco più. Ed è per questo che la maggior parte delle volte che vi frequentate con una ragazza poi la vostra storia non vi soddisfa. Perché vi aspettate che lei sia quella della vostra vita, investite ogni vostra energia emotiva e cognitiva, ma nonostante tutto qualcosa va a perdersi. E non rimane nulla di buono.

Come faccio a saperlo?

Ci sono passato, più di quanto possiate credere.
Ed è questa la sindrome di Gatsby.
Allora sono convinto che il modo migliore, prima di tutto, è stare bene con se stessi, avere una vita piena di valori, sapersi bastare, e aprirsi poi al vero amore, dove nulla si chiede e tutto si condivide.
Sarge on

Gabriele Agostinelli

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